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  • Il Gruppo Tapie chiude definitivamente le trattative per Full Tilt Poker

    mercoledì 23 novembre 2011 da Claudio

Una delle speranze più attese dai giocatori di poker di tutto il mondo è finalmente una realtà, Full Tilt Poker è salva! Quella che fino a pochi mesi fa era considerata una delle più importanti poker room del mondo, ha rischiato diverse volte la bancarotta a causa delle ripercussioni del “Black Friday”, ma ormai può essere definitamente considerata fuori pericolo. Il merito di questo risultato va non solo al Gruppo Bernard Tapie, il nuovo proprietario della poker room, ma anche al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America, che si è sempre dimostrato disponibile a trovare una soluzione che potesse accontentare tutti i protagonisti di questa intricata vicenda. Vediamo di fare un po’ di luce sulla conclusione di questa vera e propria avventura.

Era da molto che circolava la voce dei presunti negoziati tra il Gruppo Tapie e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, ma nonostante le molte rassicurazioni, le attese dei più non erano di certo felici. C’erano non poche complicazioni da affrontare vista la mole di denaro in ballo, e l’esorbitante numero di giocatori da risarcire, ma alla fine, per fortuna, si è riuscito a trovare un accordo in grado di soddisfare entrambe le parti.

Uno dei particolari più strani di questo accordo è che il Gruppo Tapie acquisterà Full Tilt Poker non dai vecchi proprietari, ma direttamente dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Il fatto alquanto curioso è dovuto agli accordi presi dalle parti, per concludere la vicenda. Full Tilt Poker ha concordato di vendere i propri asset al governo americano, con lo scopo di veder ritirare i procedimenti civili che coinvolgevano gli azionisti della stessa società. Ovviamente questo non riguarda i procedimenti che sono stati presi nei confronti dei maggiori imputati (Ferguson, Leder, e Bitar), che dovranno attendere il corso degli eventi.

A seguire il governo americano venderà la società al Gruppo Tapie alla modica cifra di 80 milioni di dollari. Ben poco se si pensa che fino a poco tempo fa si parlava di una multa dal valore di 1 miliardo di dollari.

Il Gruppo Tapie ha comunque dovuto sottoscrivere anche delle clausole ben precise per entrare in possesso di Full Tilt Poker. Quella che potrebbe mettere maggiormente in difficoltà i nuovi proprietari è che la poker room non dovrà più interessarsi al mercato americano. Se si pensa che fino all’anno scorso, quella era la fascia di mercato da cui la poker room traeva la quasi totalità dei suoi profitti, è facile capire che il Gruppo Tapie avrà molto su cui lavorare.

Un’altra clausola del contratto chiuso con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti prevede che il Gruppo Tapie dovrà essere in ogni momento l’azionista maggioritario della società, ma che potrà comunque accettare degli azionisti minoritari. Il Gruppo Tapie non potrà però accettare come azionisti i vecchi amministratori della poker room, o comunque società a loro riconducili.

Gli unici dubbi che sorgono ancora sono su chi dovrà risarcire i giocatori. Molto probabilmente quelli americani dovranno chiedere un rimborso direttamente al governo americano, mentre gli altri potranno presentare le proprie richieste alla poker room una volta che riaprirà i battenti.

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