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  • I dubbi su Full Tilt Poker non sono ancora finiti

    Giovedi 17 novembre 2011 da Claudio

Anche se per il momento i guai di Full Tilt Poker sembrano essere finiti, e per la poker room si prospettano giorni migliori, non si può dire lo stesso per alcune delle altre società coinvolte nel “Black Friday”. Infatti, se Full Tilt Poker sembra aver trovato nel Gruppo Tapie il proprio salvatore, il gruppo Cereus, e la SunFirst Bank, non sembrano essere state così fortunate.

Cereus, per chi non lo sapesse, è, ma ormai si potrebbe quasi parlare al passato, quello che era considerato il terzo gigante nel settore del poker online dopo FullTiltPoker.net, e PokerStars.net. Il gruppo poteva contare in particolar modo, su UB, e Absolute Poker, due poker room che erano state scelte da un cospicuo numero di giocatori. Il problema per queste poker room, è che oltre il 90 % dei loro giocatori era statunitense. Dopo il brusco stop del poker online negli stati americani le sale da gioco virtuali del gruppo Cereus non sono state in pratica più in grado di incassare un solo dollaro, e quindi sono state impossibilitate a risarcire i giocatori che hanno richiesto il rimborso del proprio denaro fermo negli account di gioco. Blanca Games, l’holding che possiede il gruppo Cereus, ormai non ha altre possibilità che vendere i “rami morti” per cercare di ottenere un po’ di liquidità per essere così in grado di pagare quelli che sono i suoi debitori, i giocatori.

Per la SunFirst Bank le cose sono un po’ diverse, dato che non stiamo parlando di una poker room, ma di una banca. Nella fattispecie della banca che il Dipartimento di Giustizia Americana ha indicato come istituto finanziario scelto da Full Tilt Poker, e Pokerstars, per le proprie transazioni. Da quello che è stato assodato durante le indagini, le pratiche adottate, non propriamente legali, sono state rese possibili da un accordo tra John Campos, il co-proprietario della banca, e Chad Ellie, uno dei processori dei pagamenti delle poker room incriminate.

L’affare ha fruttato alla SunFirst Bank un investimento da parte delle poker room di oltre 10 milioni di dollari, nonché un bonus personale a John Campos di oltre 20,000 dollari. Cifre che non impressionano più di tanto nessuno, se sono paragonate a quelle venute alla luce con il “Black Friday”, ma che non possono nemmeno essere considerate un’inezia.

Com’è stato detto ormai diverse volte Full Tilt Poker dovrebbe aver trovato nel Gruppo Tapie la propria ancora di salvezza per il periodo non di certo felice in cui sta navigando. Al solito bisogna usare il condizionale, dato che fino a questo momento non è stato ancora preso nessun tipo di provvedimento. Ci sono stati solamente degli incontri tra gli avvocati del Gruppo Tapie, e gli uomini del Dipartimento di Giustizia americana per cercare un possibile accordo. Accordo che sembra ormai cosa certa, ma che comunque, almeno per il momento, non è stato ancora siglato.

Dalle ultime indiscrezioni sembrerebbe che il Gruppo Tapie dovrebbe pagare una multa da un miliardo di dollari al Dipartimento di Giustizia americana, per permettere allo stesso di risarcire i giocatori americani che possono avanzare un debito con Full Tilt Poker. Il Gruppo Tapie si occuperebbe direttamente di risarcire i rimanenti giocatori. Un piano che, se attuato, permetterà un rapido risarcimento dei giocatori americani, ma non di quelli europei.

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