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  • Giocare a poker in Europa

    martedì 29 gennaio 2013 da Beatrice

Nonostante sia una delle industrie più fiorenti e che continuano ad avere segnali positivi anche in periodo di crisi, il poker in Europa ha diverse difficoltà.

Abbiamo già parlato più volte della situazione in Italia, dove uno spiragli di apertura nei confronti del poker sportivo è subito diventato qualcosa contro cui scagliarsi a prescindere, senza nemmeno sapere di che si sta parlando. Ma l’Italia non è il solo paese in Europa dove la burocrazia cerca di mettere i bastono tra le ruote delle poker room, da vivo o on line che siano, anche in molti altri paesi europei si vivono delle situazioni in bilico. In questo articolo faremo una breve panoramica sulle principali iniziative in corso in quattro grandi paesi europei, ovvero Francia, Spagna, Gran Bretagna e Germania, per vedere che succede al poker in Europa.

Arrivano buone notizie dalla Francia

Così come da noi, anche in Francia il dibattito sulla definizione del poker è molto acceso. Ovvero, non è ancora chiaro, e forse non lo sarà ancora per molto, che il poker non è un gioco d’azzardo, non può essere messo sullo stesso piano di roulette o slot machine, ma è invece un gioco di abilità e per questo deve essere trattato in maniera diversa. Come da noi, la materia non è affatto regolamentate e sono grandi le lacune normative.

Sono però molto importanti le sentenze che le varie corti hanno emesso, nel caso di procedimenti contro giocatori.

Il giudizio più recente è arrivato dalla Corte d’Appello di Tolosa, in un caso che vedeva coinvolti quattro giocatori, che nel 2006 vennero arrestati. A loro carico c’era l’accusa di aver giocato d’azzardo al di fuori di un luogo preposto, ovvero un casinò. I quattro infatti vennero sorpresi a giocare a poker a soldi veri. Il caso si è concluso con la piena assoluzione per i quattro da parte della Corte d’Appello di Tolosa, che ha sostenuto che il poker non può essere considerato un gioco d’azzardo ma un gioco d’abilità e che quindi i quattro giocatori non stavano in realtà facendo nulla che fosse espressamente vietato dalla legge. È possibile che la vicenda non sia ancora conclusa perché potrebbe intervenire la Suprema Corte di Cassazione per impugnare la sentenza.

Problemi di liquidità per la Spagna

Se ci trasferiamo nella vicina Spagna, invece, i problemi sono di natura diversa: non giuridica ma monetaria. Si, perché a causa dell’elevata tassazione i giocatori che decidono di giocare in poker room .es sono pochi e sono costantemente in calo. I pochi che ci sono, poi, si concentrano principalmente nelle poker room più grandi, prima fra tutte pokerstars.es. Anche se in tutto dovrebbero essere più di 50 gli operatori che hanno acquistato una licenza per operare sul mercato spagnolo, a quanto pare molti di loro stanno cercando un modo per uscirne e limitare così le perdite. Considerando che sono poco più di sei mesi che il poker on line ha finalmente ricevuto il via libera in Spagna, la situazione è abbastanza preoccupante. Alcune delle società che stanno pensando di scappare a gambe levate sono la Goalwin, una società maltese, la Paf (finlandese), una multinazionale spagnola, la Cirsa e la più grossa la IBupuesta, che fa parte della rete Microgaming.

Qualche cambiamento in Gran Bretagna

Spostandoci un po’ verso nord, superando la Manica, si arriva in Gran Bretagna, leggermente più permissiva del sud Europa. I giocatori possono giocare senza problemi sulle piattaforme internazionali (quindi .com) anche se a breve dovrebbe cambiare il sistema che regolamenta le licenze. Chi vorrà operare nel Regno Unito, infatti, dovrà acquistare la licenza dalla Gambling Commission, che comporterà l’obbligo di versare il 15% degli utili in tasse. Per i giocatori dunque dovrebbe cambiare poco o niente, dovendo al massimo accedere da siti .co.uk per poi ritrovarsi comunque a giocare sulle piattaforme internazionali.

La tassazione in Germania

Per quanto riguarda la Germania, infine, si può citare un caso emblematico, che risale a qualche mese fa, ma che permette di capire la confusione che gira intorno al poker, in questo caso creata dagli stessi giocatori. Proprio per evitare di pagare le tasse che gli sarebbero toccate, secondo la legge tedesco, Eduard Scharf, non ha esitato a dichiarare che il poker è un gioco d’azzardo. In Germania, le vincite derivate dal gioco d’azzardo non sono tassabili, mentre quelle derivate dai giochi di abilità si. Per la giurisprudenza tedesca il poker rientra tra i giochi di abilità e quindi la Corte Tributaria di Colonia ha disposto che Scharf paghi le tasse sulle sue vincite (circa 1,3 milioni di dollari). Il caso non è ancora chiuso, ma la dice davvero lunga.

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