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  • Full Tilt Poker incomincia a vuotare il sacco

    martedì 6 settembre 2011 da Claudio

Sono stati ormai scritti centinaia e centinaia di articoli sul “Black Friday“, e su quello che quell’operazione del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha comportato per le poker room americane interessate; in particolare per Full Tilt Poker. Le poker room sono sempre state parche di comunicati stampa; tutte tranne PokerStars se vogliamo essere sinceri. Per questo motivo l’opinione pubblica ha dei punti di vista così diversi, è difficile farsi un’opinione su qualcosa se non si conosce effettivamente quello che è accaduto.

Full Tilt Poker, vista anche la sempre più concreta possibilità di rientrare sul mercato grazie al suo trasferimento sul suolo canadese, ha deciso di fare un po’ di chiarezza. Forse nella speranza di guadagnare nuovamente la fiducia dei giocatori che una volta erano soliti giocare sui suoi tavoli online.

L’ennesimo risvolto curioso di questa faccenda è che Full Tilt Poker, nel comunicato rilasciato, con cui voleva spiegare quello realmente accaduto, non si assume, in pratica, nessuna colpa.

La cosa ha quasi dell’incredibile, ma la poker room continua ad insistere sulla sua innocenza, e sul suo essersi semplicemente trovata invischiata in una faccenda non di certo piacevole, ma in cui non poteva fare nulla di diverso da quello che è stato fatto.

Analizzando il comunicato stampa si viene comunque a conoscenza di diverse notizie interessanti. I problemi di Full Tilt Poker non sono incominciati in concomitanza con il Black Friday, ma un paio di anni prima. Per la precisione quando il governo degli Stati Uniti d’America ha posto sotto sequestro dei fondi, di non chiara provenienza, in diverse banche. Si parla di depositi per un valore superiore ai 115 milioni di dollari, e quindi è facile capire perché Full Tilt Poker non è più stata in grado di rimborsare i propri giocatori.

Aggiungete a questo il fatto che alla poker room sarebbero stati rubati oltre 40 milioni di dollari da uno dei gestori che si occupavano dei pagamenti e il quasi fallimento di Full Tilt è pienamente spiegato.

Sempre secondo quello affermato dalla poker room il dipartimento di giustizia americana non aveva nessun diritto di bloccare il denaro presente su quei conti bancari, ma ovviamente il suo è un parere parecchio di parte.

Full Tilt Poker è stata comunque in grado di far fronte ai suoi impegni con i giocatori, fino al “Black Friday”, nonostante il denaro sotto sequestro. I problemi sono incominciati quando si è vista bloccare il proprio dominio internazionale, il “.com”, che era la sua principale fonte di entrate.

Full Tilt Poker comunque non si è persa d’animo, anche perché il denaro bloccato era quello dei giocatori, e ha prontamente, si fa per dire, cercato di trovare una soluzione alle sue difficoltà. E’ stato presa in considerazione, tra le altre idee, quella di far ricorso a degli investitori esterni per far fronte alle difficoltà della poker room. Questa è sembrata fin dal principio la soluzione migliore per tornare velocemente in una soluzione di normalità, ed è stata quella che si è deciso di adottare. Al momento, la società ha deciso di ricorrere ad un consulente finanziario per gestire al meglio questa fase molto delicata della propria vita.

Quello che i giocatori si augurano di vedere sono dei risultati concreti alla strana situazione in cui si trova Full Tilt Poker; risultati che fino a questo momento sono decisamente mancati.

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